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Il Giorno della Memoria ha visto la nostra scuola impegnata in due diverse iniziative. La prima in collaborazione con l’associazione ‘Rom in progress’ per l’olocausto dimenticato, il Samurdaripen di Rom e Sinti. “Oggi è un giorno importante poiché dobbiamo dare voce a chi la voce è stata tolta”. Così la presidente dell’associazione, Concetta Sarachella, ha parlato ai nostri studenti nella sala del Cinema Proscenio.  “Manca un pezzo di storia  – ha detto ancora – che non è stata mai scritta sui libri di storia e mai raccontata e ancora oggi grida giustizia: l’uccisione di rom e sinti nei campi di sterminio. Sarachella I nostri studenti sono stati coinvolti, con iniziative a tema, nella commemorazione delle vittime dell’odio e della furia nazifascista. “Già da tempo – ha ricordato Sarachella – le nostre associazioni operano sul territorio nazionale e molisano, con lo scopo sociale di combattere stereotipi e pregiudizi che spesso gravano sulle comunità Rom e Sinti, portando esempi positivi d’integrazione sociale. L’importanza di tale manifestazione risiede non solo nell’elevato valore storico e morale della memoria ma anche, e soprattutto, nella presa di coscienza da parte della popolazione dominante dove anche molti rom e sinti sono stati coinvolti nella deportazione della seconda guerra mondiale. Non tutti sanno che oltre agli Ebrei anche molti Rom e Sinti sono stati ammazzati”. Nel corso dell’evento è stata presentato l’abito dedicato alla Memoria Storica del Samudaripen, Ideato da Seo Cizmic e da Sarachella, per rappresentare il dolore e la memoria di chi ancora porta cicatrici sulla propria pelle.

La seconda iniziativa si è svolta all’Auditorium ‘Unità d’Italia’ di Isernia dove i nostri studenti hanno assistito alla rappresentazione teatrale ‘Razzia’, ispirata alla tragica vicenda del rastrellamento e deportazione degli ebrei di Roma, avvenuta la mattina del 16 Ottobre del 1943. ‘Razzia’ è uno spettacolo in dieci racconti che, in prima persona, ci riporta al rastrellamento del Ghetto di Roma. Vittime, carnefici, testimoni raccontano come hanno vissuto uno dei giorni più tristi della Storia d’Italia e dell’umanità. Il regista Fabio Ferrari ha così spiegato ai ragazzi il testo teatrale: “Razzia è un testo teatrale fatto di parola. Non accade nulla. Non si aprono e chiudono porte, non ci sono personaggi che entrano ed escono, tutto è statico, fermo. Eppure la potenza di queste testimonianze ci afferra fin dalle prime battute con una forza ed una violenza che sono direttamente proporzionali alla loro apparente freddezza e alla totale assenza di pathos. Amedeo Osti Guerrazzi è storico, non è drammaturgo (non lo era quantomeno fino ad oggi) ma ha scritto di getto quello che ha ascoltato in una vita di studio dedicata all’argomento più significativo del ventesimo secolo: la distruzione degli ebrei d’Europa. Nello specifico la distruzione degli ebrei romani, solo parziale, ché gli eventi bellici non permisero ai tedeschi di portare a compimento il loro progetto. Ho voluto lasciare il testo nella sua nudità di lettura per far pesare le parole una ad una nella loro scarna crudezza, nella semplicità e talvolta l’ignoranza di coloro che le hanno pronunciate”.